RAVIOLI DOLCI AL CIOCCOLATO con la Nocciolata senza latte RdA

I ravioli dolci non sono altro che dei ravioli preparati con l’impasto delle chiacchiere e riempiti con confettura, crema, ricotta o come in questo caso con del cioccolato; io ho scelto la Nocciolata senza latte della Rigoni di Asiago perchè è buonissima e pur essendo una crema di nocciole ha anche un marcato gusto di cioccolato proprio per il fatto che è priva di latte.

Si lo so, siamo in quaresima già da qualche settimana e questo tipo di dolci non sono proprio il massimo da preparare e consigliare, ma io ho l’attenuante: nel paesello confinate al mio , ogni anno  si festeggia il carnevale  con un ultima sfilata di carri allegorici molto tempo oltre all’ultimo martedì di carnevale. Quest’anno poi la parata si è tenuta in notturna, tra la notte del sabato 1 e la mattina della domenica 2 aprile. E allora potevo IO NON PREPARARE DUE DOLCETTI DUE? Così ho scelto di fare i ravioli dolci e di riempirli di Nocciolata così almeno se devo peccare lo faccio alla grande 😉

La ricetta che ho usato per l’impasto  è quella con cui di solito qui in famiglia si fanno le chiacchiere e siccome quelle di solito riescono belle e pure buone, sono usciti belli e buoni pure i ravioli dolci al cioccolato.

RAVIOLI DOLCI AL CIOCCOLATO

Ingredienti:

  • 150 gr di farina 00
  • 40 gr di amido di mais
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 40 gr di zucchero a velo
  • 30 gr di burro t.a.
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di grappa
  • sale – vaniglia – zucchero a velo
  • crema spalmabile alla nocciola (per me Nocciolata senza latte RdA)
  • olio di semi di arachide per friggere

Setacciate la farina, l’amido di mais e il lievito sul tavolo da lavoro, scavare un buco al centro e versateci lo zucchero a velo setacciato poi la vaniglia, la grappa e le uova leggermente sbattute. Iniziate a lavorare l’impasto con le mani partendo dal centro, pian piano incorporate la farina e appena l’impasto inizierà a prendere corpo unite anche il burro a piccoli pezzetti.

Continuate ad impastare fino ad incorporare tutta la farina, cercate di farlo abbastanza rapidamente ed otterrete così un impasto compatto e ben accorpato; ora dividetelo in 2 parti e lasciatene una sotto un canovaccio. Lavorerete un panetto alla volta così da non far seccare la pasta nell’attesa di friggerla.

Iniziate a tirare la pasta a sfoglia, io lo faccio con la macchinetta a rulli per la pasta all’uovo, ma potete farlo anche con un mattarello perchè non è necessario tirare la sfoglia ultra sottile; con la rotellina dentellata tagliapasta tagliate delle strisce larghe circa 12 cm, aiutandovi con un cucchiaino distribuite la crema alla nocciola a mucchietti distanziati 6 – 8 cm uno dall’altro, piegate la sfoglia su se stessa in modo da ricoprirli  e dividete i ravioli tagliando la pasta tra un dosso di cioccolato e l’altro in modo da ottenere tanti rettangolini ripieni. Ora sigillate bene i bordi premendo su di essi i rebbi di una forchetta e poi tuffateli in olio bollente, lasciateli friggere fino a che non risulteranno dorati e poi metteteli a sgocciolare su della carta assorbente da cucina. Ripetete il tutto con l’altra pasta messa da parte.

Mettete i ravioli dolci al cioccolato su di un vassoio e spolverateli con lo zucchero a velo.

CHIACCHIERE DI CARNEVALE del maestro Massari

Chiacchiere, frappe, crostoli, cenci, galani, oppure… boh! ditemi voi con quali altri nomi vengno chiamati queste impalpabili e croccanti sfoglie fritte e spolverate di zucchero a velo; il nome più comune è chiacchiere di carnevale ma noi qui a Venezia li chiamiamo galani.

A Venezia il carnevale è una cosa seria, si sa e non c’è cucina che si rispetti che almeno per il giovedì grasso non odori di fritto. “Xè zioba grasso e tutte e bocche licca” dice un vecchio proverbio veneziano che tradotto significa “E’ giovedì grasso e tutte le bocche leccano” nel senso che tutti gustano i caratteristici dolci fritti di carnevale.

La tradizione però ha delle radici un po’ diverse, pare infatti che essa inizi nel 1162 durante l’epoca della Serenissima, e che fu il Doge Vitale Michieli ad istituire l’usanza del giovedì grasso ordinando l’uccisione in piazza San Marco di un toro e 12 maialini; in seguito venivano distribuite gratuitamente porzioni di carne anche ai più poveri che potevano così festeggiare anche loro il carnevale in abbondanza. Con il passare del tempo la tradizione è mutata e alla carne di toro e di maiale si sono sostituiti i dolci tipici e “grassi” che si prepararno appositamente nel periodo carnevalesco.

Nella mia famiglia c’è la tradizione delle frittelle con le FRITTELLE CON IL SEMOLINO e con le FRITTELLE CON LA RICOTTA ma quest’anno ho provato a fare le chiacchiere e visto che non avevo una ricetta collaudata a cui appoggiarmi ho scelto di andare sul sicuro e di preparare le chiacchiere di carnevale con la ricetta del maestro Massari. Circola nel web già da un po’ ma io l’ho trovata QUI completa di spiegazioni del maestro sulla scelta degli ingredienti, sul procedimento per la preparazione dell’impasto e sulla frittura finale. E naturalmente seguendo i consigli del maestro ho ottenuto delle chiacchiere di carnevale che sono un’opera d’arte: croccanti, sottilissime, non unte e buonissime. provare per credere….

CHIACCHIERE DI CARNEVALE del maestro Massari

Ingredienti:

  • 400 gr di farina di manitoba
  • 100 gr di farina 00
  • 60 gr di zucchero semolato
  • 60 gr di burro morbido
  • 175 gr di uova (circa 3)
  • 50 gr di marsala
  • la scorsa grattugiata di 1 limone
  • 5 gr di sale fino
  • Olio di arachide per friggere

Prepariamo l’impasto mettendo la farina setacciata sul piano di lavoro o in una ciotola larga e capiente, praticate un buco nella parte centrale ed unite lo zucchero e il burro morbido a pezzetti; in una ciotola a parte sbattete le uova con il sale, unite il marsala e la scorza di limone grattugiata molto finemente.

Versate il composto liquido nella ciotola con le polveri e impastate il tutto, appena si sarà amalgamato un poco passate sulla spianatoia, lavorate l’impasto per bene fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea; ora trasferite il composto in una ciotola, copritelo con della pellicola e lasciatelo riposare per almeno un’oretta.

Trascorso il tempo riprendete l’impasto, prelevatene un pezzetto e tiratelo a sfoglia molto sottile , io uso la stessa macchinetta con cui preparo la pasta resca all’uovo, ma se voi siete in grado fatelo pure con il mattarello.

Dalla sfoglia ottenuta ricavate dei rettangoli ritagliandoli con l’apposita rotella, incideteli al centro con due piccoli tagli così da evitare che diventino un’unica grande bolla e poi friggeteli immediatamente immergendoli per pochi secondi in olio di arachide bollente (circa 175°/180°) quando saranno leggermente dorati toglieteli dall’olio e poggiateli sopra a della carta assorbente da cucina, poi trasferiteli sul piatto da portata e spolverateli di zucchero a velo. Mi raccomando, lavorate poco impasto per volta e friggetelo subito in modo da far si che non si secchi.

MENDIANTS i cioccolatini con frutta secca e candita

 

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I mediants sono dei medaglioni di cioccolato arricchiti sulla superficie con frutta secca e candita. Sono dei dolcetti di origine francese, infatti il loro nome “mendiants” è una parola francese che significa mendicanti; mi sono chiesta l’origine di questo nome abbinato a dei dolci così golosi e cercando nel web le versioni sono molteplici, sia di fantasia sia con fondo storico e perciò io vi racconto le più famose.

La prima racconta che questi medaglioni di cioccolato e frutta secca con canditi venissero venduti dagli zingari e dai mendicanti appunto, negli angoli delle strade e quindi da qui il loro nome; altra storia è quella che li lega ad alcuni monaci che avevano fatto voto di povertà e perciò costretti a vivere mendicando. Infatti si racconta che durante le loro visite molti li omaggiavano di frutta secca ed ecco così l’associazione tra mendicanti e frutta secca; sempre legata ai monaci la storia più plausibile, quella che racconta che durante un sermone un frate avesse associato ai quattro principali ordini monastici i quattro tipi di frutta secca canonici usati per confezionare i mendiants: le nocciole, le mandorle, l’uva passa e i fichi secchi,  e così i golosi dischetti passarono alla storia con il nome di mendiants appunto.

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E comunque, che sia merito dei monaci o dei mendicanti agli angoli delle strade francesi, alla fine quel che conta è che ci sia la possibilità di gustare questi prelibati bocconcini cioccolatosi e , perchè no, prepararli da noi con pochi e semplicissimi passaggi.

Era già da qualche tempo che li avevo addocchiati e messi nella lista delle cose da fare (prima o poi…) e così, per merito dello staff RE CAKE che mi ha dato l’imput mi sono lanciata ed ho sperimentato….

mendiants-1

Ingredienti:

per circa 30 pezzi

  • 300 gr di cioccolato fondente
  • 15 mandorle
  • 15 nocciole
  • 15 noci (io ho usato le macadamia)
  • canditi d’arancio q.b.
  • pistacchi tritati q.b.

Tritate il cioccolato grossolanamente e scioglietelo a bagnomaria; nel frattempo rivestite con della cartaforno la placca del forno e poi con l’aiuto di un cucchiaio, formate dei dichetti con il cioccolato ancora caldo.

Ora appoggiate sulla superficie la frutta secca, i canditi e la granella di pistacchio secondo la vostra fantasia e poi lasciate raffreddare completamente in un luogo fresco.

Appena saranno solidificati staccate con cura i mendiants dalla cartaforno e metteteli in una scatola di latta con un coperchio o nei sacchettini di cellophane se li vorrete regalare.

I mendiants si possono fare con il cioccolato fondente con quello al latte ed anche con il cioccolato bianco e anche la frutta secca e candita può essere variata a seconda dei gusti.

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