BISCOTTI CON FRUTTA SECCA ZUCCHERO DI CANNA E LIMONE

biscotti con frutta secca 3Questi biscotti con frutta secca, zucchero di canna e limone sono davvero molto buoni, profumati e friabili, non troppo dolci e piacevoli proprio per il croccantino dato dalla frutta secca che c’è all’interno; perfetti per la colazione del mattino sono ideali anche per il te delle cinque, insomma per gustarli è perfetta qualsiasi occasione!

biscotti con frutta secca 1Ed eccomi di nuovo a voi con i miei adorati biscottini 🙂 (voi sapete quanto mi piace biscottare, vero?) Questa volta la scelta è caduta su questi buonissimi biscotti con frutta secca zucchero di canna e limone che ho visto QUI nel blog di Daniela.

Sono arrivata al suo blog Dolci di frolla per merito di un simpatico giochino organizzato dalla community di foodbloggers ” Bloggalline ” di cui faccio parte da circa un anno e nel quale mi trovo benissimo, si scherza, si chiacchiera (taaaantissimoooo) e ogni tanto qualcuna s’inventa qualcosa…. questa volta l’idea è stata quella di scambiarci ricette tra di noi con abbinamenti casuali e così io sono approdata nel blog di Daniela; ho iniziato a curiosare tra i suoi post e la mia attenzione è subito stata catturata da questi bei biscottini…

Mi hanno intrigata da subito, non so neanche io il perchè ma guardando le foto e leggendo la ricetta ho capito da subito che mi sarebbero piaciuti e così è stato.

biscotti con frutta secca 2

BISCOTTI CON FRUTTA SECCA, ZUCCHERO DI CANNA E LIMONE

Ingredienti:

  • 200 gr di burro
  • 120 gr di zucchero di canna
  • 50 gr di zucchero semolato
  • 400 gr di farina 00
  • 1 uovo
  • 90 gr di frutta secca mista
  • 60 gr di uvetta
  • la scorza grattugiata di 1 limone
  • 1 pizzico di sale

In una capiente ciotola mettete il burro morbido a pezzetti con i due zuccheri ed iniziate a mescolare fino ad amalgamarli, unite ora anche l’uovo ed incorporatelo all’impasto.

Profumate con la scorza di limone, aggiungete un pizzico di sale e poi pian piano aggiungete la farina poca per volta, mescolate con pazienza fino a che il composto non inizia ad accorparsi.

A questo punto unite l’uvetta e poi anche la frutta secca mista (nocciole, noci e mandorle) tritata grossolanamente con un coltello, mescolate il tutto e appena avrete ottenuto un composto bello compatto versatelo sul tavolo da lavoro, formate due cilindretti, rivestiteli con della pellicola per alimenti e mettete in frigo per almeno un paio d’ore.

Trascorso il tempo riprendete l’impasto, togliete la pellicola e con un coltello a lama liscia tagliate delle fettine regolari di circa 1 cm di spessore, appoggiatele sulla placca del forno foderata di cartaforno e poi passate in forno già caldo a 180° e lasciate cuocere per circa 15 minuti.

Appena saranno cotti spegnete il forno, apritelo ed estraete un po’ le teglie lasciando i biscotti a raffreddare con calma…

PETTO D’ANATRA LACCATO AL MIELE CON NOCCIOLE per “la custode del miele e delle api”

petto d'anatra laccato al miele 1

Oggi vi propongo un secondo piatto un po’ particolare il petto d’anatra laccato al miele con nocciole, dove il miele dona alla carne un retrogusto dolce-amaro e le nocciole tritate contribuiscono alla parte croccante del piatto; una ricettà un po’ insolita per un risultato che vi sorprenderà piacevolmente.

Durante una delle lezioni di cucina di secondo livello che ho seguito lo scorso anno abbiamo preparato dei quarti d’anatra seguendo una ricetta simile a questa; al momento della descrizione devo confessare che ero un po’ scettica sul risultato, più che altro sul tipo di gusto avrebbe avuto il tutto alla fine del procedimento, anatra, miele, nocciole…. mah!   E invece ho dovuto ricredermi al primo assaggio, io che non amo particolarmente la carne sono stata davvero entusiasta da questo tipo di cottura e di abbinamento di ingredienti.

Ecco perchè ho voluto preparare il petto d’anatra laccato al miele e nocciole personalizzandolo un pochino a seconda dei mie gusti, in occasione dell’uscita del libro di Cristina Caboni “La custode del miele e delle api” . Confesso che da bambina ero terrorizzata dalle api e dal loro pungiglione e rimanevo pietrificata appena una di loro mi ronzava intorno con il terrore di essere punta, ma poi con il passare degli anni e la saggezza che ne deriva ho capito che quei piccoli esserini volanti non fanno altro che lavorare tutto il giorno, svolazzando di fiore in fiore e riportando a casa il loro prezioso bottino. Angelica (la protagonista del romanzo) lo aveva capito molto prima di me, infatti le api e il miele sono per lei  sinonimo di casa.

la custode del miele e delle api

“Angelica non è mai riuscita a mettere radici. Non ha mai voluto legarsi a niente e nessuno, sempre pronta a fuggire da tutto per paura. C’è un unico posto dove si sente a casa, ed è tra le sue api. Avvolta dal quieto vibrare delle loro ali e dal profumo intenso del miele che cola dalle arnie, Angelica sa di essere protetta e amata. È un’apicultrice itinerante e il miele è la sola voce con cui riesce a far parlare le sue emozioni. Perché il miele di lavanda può calmare un animo in tempesta e quello di acacia può far ritrovare il sorriso. E Angelica sa sempre trovare quello giusto per tutti, è il suo dono speciale.

A insegnarglielo è stata Margherita, la donna che le ha fatto da madre durante l’infanzia, quando viveva su un’isola spazzata dal vento al largo della Sardegna. Dopo essere stata portata via da lì, Angelica ha chiuso il suo cuore e non è più riuscita a fermarsi a lungo in nessun luogo.”

petto d'anatra laccato al miele 2

Ma torniamo al nostro petto d’anatra laccato al miele con nocciole, procuratevi gli ingredienti e seguitemi in cucina che si comincia…

Ingredienti:

  • 1 petto d’anatra di circa 1 kg
  • miele millefiori (per me Mielbio di Rigoni di Asiago)
  • 2 cucchiai di nocciole tritate
  • 5 carote
  • 4 grosse cipolle bianche
  • brodo vegetale
  • un mazzetto di erbe aromatiche (erba cipollina, timo, origano)
  • olio EVO – sale

Per prima cosa prepariamo il petto d’anatra per la cottura, dividete le due parti del petto eliminando l’osso centrale,  eliminiate le eventuali rimanenze di piume e poi tagliate via dai bordi le parti di grasso superflue; ora con un coltello a lama liscia ben affilato praticate delle incisioni trasversali sulla superficie della pelle in modo che il petto d’anatra non si restringa durante la cottura.

Scaldate per bene una padella  a fiamma vivace, appoggiate il petto dalla parte della pelle e lasciatelo rosolare per bene, salate e poi rigirate la carne dall’altro lato per poterla rosolare nuovamente e salate di nuovo; ora bagnate con un mestolo di brodo vegetale, cospargete con il trito di erbe aromatiche e cuocete a fiamma media a tegame coperto per circa 15/20 minuti rigirandolo di tanto in tanto.

A questo punto togliete la carne dalla padella e appoggiatela in una teglia da forno,  coprite con dell’alluminio e lasciate da parte.

Nella padella dove avete cotto il petto d’anatra versate le carote e le cipolle mondate, sbucciate e tagliate a grossi pezzettoni, salate e fate cuocere a tegame coperto aggiungendo se necessario del brodo vegetale; le verdure dovranno rimanere sode, non troppo morbide perciò controllate spesso la cottura; pochi minuti prima del termine della cottura scoperchiate e lasciate andare a fiamma vivace in modo da restringere i liquidi di fondo.

Nel frattempo riprendiamo il nostro petto d’oca, togliamo l’alluminio e spennelliamo la parte della pelle con il miele, passate in forno con il grill acceso e dopo un paio di minuti ripetete l’operazione; fatelo per 3 – 4 volte e alla fine cospargete la superficie con le nocciole tritate grossolanamente, rimettete sotto il grill e fate caramellare (attenzione a non far bruciare!)

Quando le verdure saranno cotte e il petto d’anatra darà laccato e caramellato, tagliatelo a fettine, adagiatelo sulle verdure belle calde che avrete versate sul piatto da portata e irroratelo con un po’ del sugo di cottura delle verdure stesse.

PARMIGIANO REGGIANO DOP E CASEIFICI APERTI: vedere nascere un’eccellenza italiana.

parmigiano 1 Se come me siete degli estimatori di questo spettacolare prodotto allora vi invito caldamente a partecipare all’evento Caseifici aperti che si terrà nei giorni 3 e 4 ottobre 2015. Io ho avuto l’occasione, grazie al Consorzio del Parmigiano Reggiano, di poterlo fare in anteprima lo scorso 12 settembre in squadra con le mie “colleghe di rete” le favolose Bloggalline. Grazie a Giulia e a Teresa sono stata ospite del consorzio e così ho potuto gustarmi questa bellissima esperienza in tutta la sua pienezza.

La nostra giornata inizia molto presto perchè dobbiamo arrivare al caseificio Coduro appena arriva il latte da lavorare e allora via, alle 7.30 siamo già tutte in auto in direzione Fidenza (Parma).  Seguendo lo schema riportato qui sotto, potrete capire tutte le fasi di lavorazione al termine delle quali si arriva ad avere il parmigiano reggiano DOP

parmigiano-reggiano21 Ed ecco invece le meravigliose immagini del lavoro svolto da braccia forti e mani sapienti che 365 giorni all’anno lavorano il latte con metodi consolidati nel tempo e con regole molto severe date dal disciplinare e dalle normative vigenti che determinano la dop e il marchio del consorzio.  Perchè come dice il consorzio “il parmigiano non si fabbrica, si fa!”

parmigiano reggiano 2 Alcuni numeri per capire meglio:

  • 365 i giorni all’anno in cui si produce il parmigiano reggiano dop
  • 1100 i litri che si lavorano in ogni caldaia per ottenere 2 forme di parmigiano
  • 20 i giorni che le forme rimangono a bagno in fase di salatura
  • 12 i mesi di stagionatura minima del prodotto

Altra cosa che ci tengo molto a precisare: il latte usato per produrre il parmigiano è prodotto solo da mucche della zona ed alimentate con fieni coltivati in zona, vietatissimi i foraggi fermentati che costano meno ma abbassano la qualità del prodotto; altra cosa importante è che la trasformazione di latte in formaggio è fatta senza l’uso di conservanti  o additivi severamente proibiti per il parmigiano reggiano.

Al termine della visita al caseificio, con immancabile assaggio finale del prodotto 😉  ci siamo avviati verso il vicino paese di Fontanellato dove lo chef stellato Spigaroli ci ha accolti nel suo splendido ristorante IL BISTROT DEL LABIRINTO DELLA MASONE e ci ha avuti come ospiti a pranzo; prima però ci ha onorato di uno suo showcooking preparandoci e spiegandoci in diretta tutte le pietanze che poi ci sarebbero state servite per pranzo.

parmigiano reggiano 3 Il menu consisteva in : fonduta al parmigiano con culatello croccante, tartare di manzo con vele di parmigiano e macedonia di verdure, soffici di ricotta ai tre parmigiani in brodo con crosta di brisèe, filetto di maiale nero di parma con chips di verdure e chantilly al parmigiano con coulisse di uva termalina e frutti di bosco.

Che dire, ancora grazie al Consorzio del Parmigiano Reggiano,  è stata un’esperienza bellissima in compagnia di belle persone  con cui condivido la stessa passione per la cucina i cibi sani e del territorio; vi lascio con la foto di gruppo e vi invito ancora una volta a partecipare all’evento caseifici aperti dei prossimi 3 e 4 ottobre 2015, cliccate QUI e scegliete dove prenotare il vostro tour.

parmigiano reggiano 4

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...