CHIACCHIERE DI CARNEVALE del maestro Massari

Chiacchiere, frappe, crostoli, cenci, galani, oppure… boh! ditemi voi con quali altri nomi vengno chiamati queste impalpabili e croccanti sfoglie fritte e spolverate di zucchero a velo; il nome più comune è chiacchiere di carnevale ma noi qui a Venezia li chiamiamo galani.

A Venezia il carnevale è una cosa seria, si sa e non c’è cucina che si rispetti che almeno per il giovedì grasso non odori di fritto. “Xè zioba grasso e tutte e bocche licca” dice un vecchio proverbio veneziano che tradotto significa “E’ giovedì grasso e tutte le bocche leccano” nel senso che tutti gustano i caratteristici dolci fritti di carnevale.

La tradizione però ha delle radici un po’ diverse, pare infatti che essa inizi nel 1162 durante l’epoca della Serenissima, e che fu il Doge Vitale Michieli ad istituire l’usanza del giovedì grasso ordinando l’uccisione in piazza San Marco di un toro e 12 maialini; in seguito venivano distribuite gratuitamente porzioni di carne anche ai più poveri che potevano così festeggiare anche loro il carnevale in abbondanza. Con il passare del tempo la tradizione è mutata e alla carne di toro e di maiale si sono sostituiti i dolci tipici e “grassi” che si prepararno appositamente nel periodo carnevalesco.

Nella mia famiglia c’è la tradizione delle frittelle con le FRITTELLE CON IL SEMOLINO e con le FRITTELLE CON LA RICOTTA ma quest’anno ho provato a fare le chiacchiere e visto che non avevo una ricetta collaudata a cui appoggiarmi ho scelto di andare sul sicuro e di preparare le chiacchiere di carnevale con la ricetta del maestro Massari. Circola nel web già da un po’ ma io l’ho trovata QUI completa di spiegazioni del maestro sulla scelta degli ingredienti, sul procedimento per la preparazione dell’impasto e sulla frittura finale. E naturalmente seguendo i consigli del maestro ho ottenuto delle chiacchiere di carnevale che sono un’opera d’arte: croccanti, sottilissime, non unte e buonissime. provare per credere….

CHIACCHIERE DI CARNEVALE del maestro Massari

Ingredienti:

  • 400 gr di farina di manitoba
  • 100 gr di farina 00
  • 60 gr di zucchero semolato
  • 60 gr di burro morbido
  • 175 gr di uova (circa 3)
  • 50 gr di marsala
  • la scorsa grattugiata di 1 limone
  • 5 gr di sale fino
  • Olio di arachide per friggere

Prepariamo l’impasto mettendo la farina setacciata sul piano di lavoro o in una ciotola larga e capiente, praticate un buco nella parte centrale ed unite lo zucchero e il burro morbido a pezzetti; in una ciotola a parte sbattete le uova con il sale, unite il marsala e la scorza di limone grattugiata molto finemente.

Versate il composto liquido nella ciotola con le polveri e impastate il tutto, appena si sarà amalgamato un poco passate sulla spianatoia, lavorate l’impasto per bene fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea; ora trasferite il composto in una ciotola, copritelo con della pellicola e lasciatelo riposare per almeno un’oretta.

Trascorso il tempo riprendete l’impasto, prelevatene un pezzetto e tiratelo a sfoglia molto sottile , io uso la stessa macchinetta con cui preparo la pasta resca all’uovo, ma se voi siete in grado fatelo pure con il mattarello.

Dalla sfoglia ottenuta ricavate dei rettangoli ritagliandoli con l’apposita rotella, incideteli al centro con due piccoli tagli così da evitare che diventino un’unica grande bolla e poi friggeteli immediatamente immergendoli per pochi secondi in olio di arachide bollente (circa 175°/180°) quando saranno leggermente dorati toglieteli dall’olio e poggiateli sopra a della carta assorbente da cucina, poi trasferiteli sul piatto da portata e spolverateli di zucchero a velo. Mi raccomando, lavorate poco impasto per volta e friggetelo subito in modo da far si che non si secchi.

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