PINZA VENETA ricetta per preparare la torta povera per riciclare il pane raffermo

ecco a voi la ricetta per preparare la pinza veneta, che è un dolce povero tipico della tradizione della mia regione e che viene preparato riciclando il pane raffermo arricchito con fichi secchi, uvetta e semi di finocchio.

a dire la verità io non la preparo spesso perchè di solito ci pensa mia mamma, la prepara e poi fa “le parti” come dice lei 😉 praticamente di una padella ne da via 3/4  e così mi  arriva a casa bella ed impacchettata.

quando ero bambina mi ricordo che la preparava spesso la mia nonna….la nonna materna, quella moderna che viveva in città (o quasi) che veniva in visita da sua figlia prendendo l’autobus e che poi rimaneva da noi per qualche giorno.

quando arrivava la nonna Speranza era sicuro che di lì a poco si mangiava la sua favolosa torta di mele  ma poteva anche essere che durante il tempo del soggiorno preparasse anche i cannelloni di magro fatti con la pasta fresca o le crocchette di patate, insomma la nonna ai fornelli se la cavava proprio bene e mia madre non è da meno.

mia mamma ha sempre fatto la casalinga, ma faceva anche dei lavori di sartoria e così quando arrivava la nonna la sollevava dal compito di preparare pranzo e cena per quattro persone: mamma, due bimbe che “di cento erbe ne mangiano una” come diceva lei 🙂  e un marito che lavorava 8 – 10 ore al giorno come muratore e che tornava comunque a casa per pranzo e per cena.

la nonna era un portento, lei diceva sempre che a fare i lavori di casa al giorno d’oggi sembra quasi di giocattolare altro che ai suoi tempi, quando da piccola lei dormiva sopra un materasso riempito con i cartocci delle pannocchie e che ogni mattina doveva essere ravvivato rimestando l’imbottitura con un manico di scopa; per non parlare di quando c’era da preparare la polenta, allora la sua mamma le metteva uno sgabello davanti al camino e le dava il compito di rimestare di continuo, per la bellezza di 45 minuti,  con una specie di asse di legno la polenta che si cuoceva nel paiolo di rame appeso alla catena.

cara la mia nonnina, le ho voluto un gran bene davvero….

insomma questa è la ricetta, se di ricetta si può parlare, della pinza veneta: pane raffermo, latte, uvetta, fichi secchi, semi di finocchio.

di base gli ingredienti sono questi ma poi ognuno personalizza e crea la sua versione personale aggiungendo canditi o frutta secca o ancora farina di mais, mia mamma per esempio aggiunge una mela così da rendere più morbido l’impasto.

e così l’altro giorno mi sono organizzata, ho chiesto alla mamma di darmi dei quantitativi sui quali orientarmi visto che lei fa tutto ad occhio e mi sono messa all’opera…

contenitore in foglia di palma di ecobioshopping

PINZA VENETA

ingredienti:

500 gr di pane raffermo

250 gr di uvetta

250 gr di fichi secchi

1 mela

1 litro di latte

4 – 5 cucchiai di zucchero

2 cucchiai di semi di finocchio

1/2 bicchierino di rum o una fialetta di aroma

vanillina

un paio di cucchiai di farina 00

burro per la teglia

tagliate a fettine sottili il pane raffermo, mettetelo in una capiente ciotola e bagnatelo con il latte tiepido che avrete zuccherato con lo zucchero, mescolate per bene, copritelo con un canovaccio e lasciatelo riposare per una notte.

il mattino successivo rimestate per bene il pane che si sarà ammollato e si ridurrà con facilità in un composto morbido e ben accorpato.

aggiungete gradatamente la farina, il rum e la vanillina, i fichi secchi tagliati a pezzetti e mescolate con cura in modo da inglobare per bene tutti gli ingredienti.

poi continuate aggiungendo l’uvetta che avrete ammollato in acqua calda, la vanillina, la mela tagliata a pezzetti e  i semi di finocchio.

è molto importante che mescoliate il composto con molta cura, sarà un po’ difficoltoso perchè risulterà compatto, ma con pazienza e movimenti dal basso verso l’alto dovrete fare in modo che risulti tutto ben accorpato ed omogeneo.

alla fine versate il tutto in una teglia imburrata ed infarinata e livellate con cura.

scegliete una teglia da fono di una grandezza tale da ottenere uno stroto di composto alto circa 5 – 6 cm.

passate in forno caldo a 180° e lasciate cuocere per circa 1 oretta.

con questa ricetta partecipo al contest “il riciclo…dall’antipasto al dolce” organizzato dal blog i segreti della cuoca pasticciona

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27 Risposte a “PINZA VENETA ricetta per preparare la torta povera per riciclare il pane raffermo”

  1. Che bello respirare quest ‘aria tutta veneta! Buona la pinza! Questa deve essere ottima. A Venezia abbiamo la nicolotta che è praticamente la pinza che facevano i frati di S. Nicolò dei mendicoli (la chiesa più antica di Venezia), per i poveri della città con il pane raffermo che raccoglievano casa per casa. Brava Susi e brava la tua nonnina!

  2. Ciao questa pinza è una meraviglia, ti ho scoperta da facebook, vorrei invitarti a partecdipare al mio contest AMARCORD, ricette col RISO, ti aspetto a presto Giancarla

  3. siete davvero gentili un bacio a tutte!
    secondo me è giusto riscoprire i sani principi che hanno regolato la vita delle nostre mamme e delle nostre nonne.
    non si butta nulla e non si spreca nulla! 😉

  4. la mia nonna me la faceva sempre quando ero piccola! buonissima, un dolce davvero tipicissimo nostro che non vedo e non mangio da anni ormai! mi hai fatto tornare a mente tantissime emozioni e penso proprio lo rifarò il weekend prossimo! un caro abbraccio!!!!!

    1. anche a me il suo profumo ha sempre fatto tornare alla mente la mia infanzia, ancora adesso la mia mamma lo fa per noi 🙂
      fammi sapere il tuo giudizio Giulia, ci tengo!

  5. mi dispiace contraddire ma la ricetta presentata e’ il “Macafame” ancora comunque ricetta veneta. La pinza si prepara con la farina di mais, in modi leggermente diversi a seconda della provincia, ma comunque molto simili.Il macafame e’ ottimo se aggiungete anche una pera e dei pezzetti di noce!!!!
    Buon Appetito

    1. benvenuta Enrichetta 🙂
      mi piace molto avere degli scambi di opinione con i miei lettori anche perchè mi permette di scoprire sempre qualcosa di nuovo o di cui non sapevo l’esistenza tipo in questo caso del “macafame” ma lo sai che non l’ho mai sentito nominare? la prossima volta che vedo mia mamma chiedo a lei….
      per quanto riguarda la pinza veneta prima di presentare questa ricetta mi sono informata e in realtà qui da noi si fa in due versioni: con il pane raffermo o con la polenta.
      ho provato a cercare in rete notizie della pinza veneta e del macafame e direi che sono molto simili come impasto ed entrambi negli anni hanno subito molte personalizzazioni e variazioni, l’unica differenza che ho notato è che il macafame ha tra gli ingredienti le uova mentre la pinza no. perciò in realtà ora non saprei dirti con precisione se questa mia sia la ricetta della pinza o del macafame, da noi e nella zona dove vivo questo dolce povero lo chiamiamo pinza veneta e così io l’ho presentata.
      ti saluto e ti auguro buone feste 🙂

  6. Ciao amica veneta. Secondo me il “macafame“ é tipico solo della zona di Vicenza. Comunque son quei dolci che la base é sempre simile, poi ogni famiglia ha la sua ricetta, e sono buoni soprattutto perché richiamano cari ricordi dell’infanzia….

    1. ciao Anna 🙂
      ma in effetti penso anche io che le zone geograficamente vicine tra loro non possono che dare origine a piatti e tradizioni simili.

  7. É la prima volta che faccio la pinza…mi avete invogliata! Io preferisco con la farina gialla di mais perché le ho mangiate tutte e due!!! Grazie dei consigli , ciao a tutti.:-)

    1. benvenuta Loredana
      mi fa piacere averti “invogliata” a provare una delle mie ricette!
      io conosco solo questa di pinza, quella con la farina di mais non l’ho mai preparata, ma se tu hai una ricetta collaudata e fossi così gentile da inviarmela via mail sarò felice di provarla.
      buona giornata 🙂

  8. Complimenti per il blog e grazie per la ricetta della pinza!! Complimenti anche per la dedizione al principio del riciclo!

    Poeti si può
    esserlo anche ai fornelli,
    con cibi in versi!

    Haiku dedicato oggi ad un amico cuoco, molto bravo, in occasione del suo compleanno.

    Buone Feste!!! :O)

    1. grazie a te per l’ haiku che hai dedicato alla categoria “cuochi” e che se mi permetti sento dedicato un po’ anche a me 😉
      auguri per un 2014 ricco di serenità 🙂

      1. Qui da Conegliano esistono varie interpretazioni della ricetta ” pinza ” la più realistica ( che io utilizzo e vendo essendo un panettiere ) è quella fatta con la farina da polenta gialla, in virtù del fatto che essendo un dolce povero, ben pochi potevano magiare pane, men che meno avanzarlo, la polenta era il pane dei poveri, non per niente si è soprannominati ” polentoni “.
        Per chi volesse cimentarsi, ecco la ricetta:
        Litri acqua: 1,5
        Sale gr. 15
        Kg. 0.5 farina polenta gialla
        Gr. 400 Uvetta sultanina
        Gr. 250 Fichi secchi
        Gr. 250 Mele
        Gr. 160 Zucchero
        Procedimento
        Mettere a bollire l’acqua e quando bolle versare il sale, e versare la farina pian piano mescolando possibilmente con una frusta all’inizio affinché non formi grumi, poi con un mescolo di legno, il tutto per circa 20 minuti a fuoco moderato. L’impasto finale deve essere abbastanza denso e corposo, correggete con farina per ottenerlo.
        Si versa la polenta su recipiente a raffreddare per almeno 3-4 ore, la temperatura ottimale per poterla impastare deve essere non superiore ai 18-20 gradi.
        Nel frattempo mettete a mollo in acqua tiepida per 5 min. l’uvetta sultanina e poi scolatela per bene, tagliate a metà ogni fico secco, e tagliate a dadetti da 1.5 cm. le mele ( queste vanno tagliate per ultime lasciando anche la scorza. poco prima di impastare il tutto, meno tempo prendono aria, meglio è ).
        Cominciate a impastare man mano gli ingredienti con questa scaletta:
        Zucchero,
        Fichi
        Mele
        Uvetta
        Impastare per qualche minuto e poi versare il contenuto in una teglia bassa, meglio se antiaderente , in alternativa imburrata e con strato di pan grattato.
        Infornare a forno caldo a 200 gradi per 10 min. poi a 180 gradi per 2 ore ca.
        Nota: l’impasto fatto con farina da polenta non contiene glutine, quindi è ” aggressivo ” per stenderlo con le mani sulla teglia, preparatevi un piccolo catino con acqua tiepida, bagnatevi le mani di tanto in tanto per poter ovviare al problema.
        E’ naturale che più provi più ti riesce meglio.
        Buone feste.
        Gabriele

        1. grazie Gabriele, è bello che le persone aggiungano dei “tasselli” in modo da defininire l’origine di una ricetta tradizionale. come avrai avuto modo di leggere nei post precedenti al tuo ci sono varie versioni della pinza, e probabilmente come dici tu l’origine ha proprio come base la farina di mais, visto che era la polenta a sfamare la maggior parte delle famiglie venete negli anni bui. poi il benessere ci ha concesso dei lussi come quello del pane bianco che in seguito addirittura avanzava, ma probabilmente la mentalità del riciclo lasciata in eredità dalle precedenti generazioni ha fatto in modo da aggiornare la ricetta della pinza e di sostituire la polenta con il pane raffermo, e così oggi fortunatamente noi possiamo gustare entrambe le versioni 😉

          1. E’ vero Susanna, con l’avvento del benessere la ricetta è stata adeguata, negli anni 60 in pieno boom economico di cibo ce n’era in abbondanza e una ricetta di quegli anni prevedeva il riciclo dei vari panettoni e pandoro avanzati del capodanno.
            Adesso c’è la crisi, però c’è anche la cognizione che mangiare dolci non sia salutare per il nostro corpo.
            Detto questo, ti auguro un sereno 2014
            Gabriele

  9. Ciao, questa ricetta è praticamente identica a quella che mi ha insegnato mia nonna (anche lei fa le quantità a occhio ma io le ho convertite in pesi come te). Cercavo un spunto perché a casa di mia nonna la pinza più che cuocersi si dice che si deve asciugare e con la cucina a legna la lasciavo anche 3-4 ore dopo che il fuoco si era spento, così si asciugava lentamente. Però ora ho una casa “moderna” e un forno elettrico. Mi confermi che un’ora a 180 gradi possa bastare? Già avevo L’ansia a pensare al consumo di corrente per tenere il forno acceso 4 ore hahaha

    1. Ciao Jessica, ti confermo che con queste dosi e con la teglia delle dimensioni tali da poter ottenere un’impasto di circa 5 cm di altezza la pinza sui asciuga in un’ora a 180°.
      Poi, per carità, ogni forno è a se, ma i tempi varieranno di qualche decina di minuti, non arriverai certamente alle 4 ore!
      comunque grazie per aver curiosato tra le mie ricette e mi raccomando, fammi sapere il risultato se deciderai di prepararla 🙂

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